Internazionale: Il mondo ai tempi del tasso zero

Grassegger Nullzins Metahaven Internazionale

I bassi tassi d’interesse adottati dalle banche centrali non sono solo un dettaglio tecnico, ma lo specchio di un mondo che non guarda con ducia al futuro

Italian translation of my essay on the Zero-Interest Rate. SOUNDTRACK

Avere ventiquattro finestre aperte nel browser, tre chat, le cuffie alle orecchie, qualcosa da mangiare. Scrivere un’email mentre si pubblicano online le foto delle vacanze. Controllare Facebook mentre si cammina. Lavorare costantemente e non combinare comunque niente. È questo il tasso zero.
Dal Liechtenstein a Tokyo passando per Bruxelles. Lo hanno deciso i sovrani del denaro nelle loro fortezze razionali, con gli stati impauriti attaccati alle gonnelle. Le banche centrali hanno ridotto i tassi d’interesse a zero, e in alcuni casi sono arrivate anche un po’ sotto lo zero.
Il tasso zero è un mondo nuovo. Da quando il capitalismo esiste, il denaro aumenta da solo. Oltre al capitale, ci sono gli interessi sul capitale e gli interessi sugli in- teressi. Il capitale si muove da solo. L’interesse dà forza ai creditori e fa avanzare i debitori. Per questo il tasso zero fa esultare gli avversari del capitalismo. È qualcosa di più grave di un paio di sca ali vuoti in un supermercato del Venezuela, solo che fuori del mondo della nanza nessuno lo ha ancora capito.
Il tasso d’interesse è insito in tutto ciò che è capitalismo, visto che il ciclo economico si basa sul denaro. Ogni nuova azien- da, ogni nuovo prodotto devono garantire un rendimento più alto del tasso d’interes- se. Altrimenti, invece d’investire, un credi- tore potrebbe depositare il suo denaro in banca e limitarsi a incassare gli interessi. Se il tasso d’interesse non esiste più, allora meglio andare in vacanza che in banca.
La Terra ruota alla velocità voluta dal tasso d’interesse. Più è alto, più vale la pena di aspettare domani. I tassi d’interesse mi- surano il valore del futuro. Sono l’occhio con cui il capitale guarda al futuro.
Evitare di mangiare il chicco di grano oggi e conservare il raccolto domani: è que- sto l’inizio della nostra civiltà. L’antropolo- go David Graeber ha spiegato in che modo i debiti hanno creato la nostra civiltà.
Ma senza tassi d’interesse non ci sareb- bero debiti, perché il denaro si presta solo per ricavarne qualcosa in cambio. Forse è stato questo che ci ha frenato dal fare subito tutto quello che ci veniva in mente, che ci ha fatto sviluppare leggi, stati e relazioni. Qua- lunque sistema vigesse e qualunque potere governasse, il punto è sempre stato l’ammi- nistrazione del futuro. Così è sorto il mondo in cui viviamo.
Ma nel 2007 il futuro è imploso. Il valore di tutti i titoli nanziari che all’epoca erano venduti e comprati ovunque – documenti pdf pieni di percentuali che promettevano futuri migliori, lunghi contratti che risuc- chiavano capitale come spugne – è diventa- toincalcolabile.Allorailcontenutodique- sti documenti è diventato all’improvviso oscuro. Bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno? Nessuno lo sapeva più. Il valore si disgregava. Da qualunque parte si guardas- se, il dubbio riduceva in polvere qualsiasi futuro. Così è arrivata la crisi nanziaria, che si è trasformata in uno stato d’emergen- za permanente.
A un certo punto i ministeri dell’econo- mia non hanno più saputo cosa fare e si so- no rivolti alle ultime istituzioni che poteva- no ancora fare qualcosa: le banche centrali.
Gli organismi che stampano il denaro e de- terminano i tassi d’interesse: i custodi dell’economia di mercato. Le banche cen- trali hanno analizzato la situazione e hanno optato per il tasso zero. Prima negli Stati Uniti e poi in Europa.
Se oggi una banca deposita denaro pres- so la Banca centrale europea, in cambio non riceve niente. In Giappone, Danimar- ca, Svezia e Svizzera riceve per no meno di niente. Gran parte dell’economia globale, il 60 per cento del pil mondiale, oggi uttua nello spazio del tasso zero, compreso tra il -1 e l’1 per cento. Alle banche non rende più nulla possedere denaro. Per questo il nostro conto in banca ci rende lo 0,1 per cento. Il denaro che un padre mette da parte per suo glio togliendosi il pane di bocca non frutta niente alla ne dell’anno. È questo il tasso zero. Il futuro non ha più valore.
Il tasso zero regna nell’Unione europea, in Svizzera, in Giappone e, più o meno, an- che negli Stati Uniti. È un fenomeno relati- vo a quelle società che hanno vissuto bene e abbastanza a lungo del loro denaro, e do- ve ora vengono evocati il futuro e il passato allo stesso tempo: postmoderno, postco- munismo, postpunk, postcapitalismo, po- stutopia. Tutto sembra nito, il domani è in vista, ma non arriva mai.
L’epoca dello smartphone
Nel 2007 è cominciato anche l’accesso di- retto delle persone alla rete, quando Steve Jobs ha inaugurato l’epoca dello smartpho- ne. È stato l’inizio del nostro stato di con- nessione permanente. Da allora gli eventi, le domande e le risposte sono sempre da- vanti a noi. Siamo iperpresenti. Regna la realtà di YouTube, una convergenza di fu- turo e passato, di serio e giocoso. Rihanna balla mentre Hitler dichiara la guerra. I canti nashid celebrano il jihad, mentre i re- latori delle Ted conference annunciano un futuro radioso. Tutto è disponibile. La de - nitiva sincronia dell’asincrono. Non abbia- mo mezzi d’informazione di riferimento, ma mezzi di archiviazione. Nella cultura deltassozeroiltemposiblocca.
Lo zero è diventato un ideale da perse- guire. In Germania la politica ha dichiarato lo schwarze Null (lo zero nullo, niente nuovi debiti nel bilancio dello stato) uno degli obiettivi principali per cui si può sacri care tutto il resto. In Svizzera più di un terzo della popolazione ha sostenuto un’iniziati- va che a partire da questo piccolo paese vuole portare la crescita della popolazione mondiale a zero. Gli economisti predicano la crescita zero.

Internazionale.Grassegger

È l’era di Google Now e del tempo reale: i nostri orologi sono diventati contatori di noi stessi. Contano ogni passo. Sapere che esistiamo è più importante che sapere in che momento siamo. Il cuore dell’Europa compra app per percepire il presente, si esercita nell’attenzione, vuole raggiungere la mindfulness (consapevolezza), vivere nell’adesso. Meglio oggi che domani, gior- no dopo giorno, minuto dopo minuto. Il breve periodo delle operazioni economiche si trasforma in principio spirituale.
Il tasso zero è il tasso del “godi il presen- te”. Come camminare sulla corda al parco. Meglio pagare l’abbonamento in palestra che il fondo pensione. Siamo ultralocali perché siamo ultraglobali. Di qui il boom della musica new age. Di qui, forse, la pas- sione per il Giappone negli ambienti cultu- rali europei. Laggiù la cultura del tasso zero esiste da decenni.
Intanto le collezioni dei musei trabocca- no, le acquisizioni di opere d’arte aumenta- no costantemente. Si è formato un movi- mento di persone che accumulano opere, nanziato dalle élite.
Il capitale è impazzito
La sincronia dell’asincrono è visibile do- vunque. Alimenti bio importati dagli ango- li più remoti del pianeta, la Nike che combi- na le scarpe Huarache degli anni novanta con i modelli attuali. È una realtà mischiata a cui lavorano anche i grandi gruppi hi-tech: l’estensione virtuale e personalizzata dell’esistente. A ognuno il suo spazio men- tale, più tutto quello che non reca disturbo agli altri.
Questo mondo è angusto, regolamenta- to e politicamente corretto. I nostri passi, sentimenti e pensieri vengono annotati e registrati, e ne nasce un nuovo capitale di dati invisibile che non rientra in nessuno dei vecchi bilanci e, del tutto casualmente, alimenta una nuova struttura che fagocita il mondo materiale.
La trasparenza serve a fare in modo che questo capitale invisibile uisca indisturba- to. La grande macchina del nuovo modello economico, collegata a una rete sempre più vasta, che l’esperto di tecnologie Benjamin Bratton chiama black stack (mucchio nero), si serve della trasparenza per eliminare i fattori di disturbo che incontra sul suo cam- mino.
Anche se abbiamo imparato a convivere con il tasso zero, non ci accorgiamo del fat- to che il mezzo in cui ormai siamo immersi vuole anche prescindere dalla crescita. La rete non è statica. L’avversario della società del tasso zero è il moto puro e semplice.
Anche per questo la società del tasso ze-
ro deve tracciare con ni. I corsi ancora non scritti della vita dei nuovi arrivati sulle co- ste europee, la loro imprevedibilità, sem- brano a questa società la vera minaccia. Tra la gente aleggia la paura di quelli i cui dati non sono registrati.
L’Europa costruisce barriere per garan- tire il rilevamento biometrico. Proprio co- me a Bruxelles si adottano misure per pre- venire la disruption, il sovvertimento totale, i balzi evolutivi così desiderati dagli im- prenditori della Silicon valley. È un con itto che esiste anche all’interno degli Stati Uni- ti, dove il capitale di rischio lotta contro il vecchio capitale. Quest’ultimo guadagna dalla salvaguardia del sistema, mentre il primo vuole trarre pro tto dalla
sua distruzione.
Questo con itto ha fatto dis-
solvere anche la tradizionale di-
visione tra destra e sinistra. Si
sono formate alleanze completa-
mente nuove, come si può notare osservan- do le coalizioni nate in Germania o i pensie- ri di sovversivi miliardari come Silvio Berlusconi e Donald Trump. Sembra che per il momento tutto ruoti intorno a uno scontro tra progressisti e conservatori, ma la de nizione di questi concetti è cambiata. Quelli che si oppongono allo status quo, po- pulisti emergenti in quasi tutti i paesi occi- dentali, possono dichiararsi progressisti perché si battono contro la stasi del sistema. Sfruttano la forza di espansione della rete e la concepiscono in modo territoriale. Gli antieuropeisti di destra si mettono in rete per dare battaglia ai loro avversari che aspi- rano alla coesione dell’Unione europea, e così creano il gruppo più coeso del parla- mento europeo. Il gruppo Stato islamico si proclama “stato” e, a di erenza di Al Qaeda, che sostiene argomenti ideologici simi- li ma non si colloca in un luogo preciso, cer- ca di occupare vasti territori. Così gli ideo- logi medievali reazionari si possono pro- muovere come progressisti. In senso sico lo sono. Abbiamo visto chiaramente quanto questi movimenti abbiano bisogno proprio dell’immobilità della società del tasso zero: lo Stato islamico ha fatto saltare in aria le rovine di Palmira in Siria per poi nanziarsi vendendo i resti ai collezionisti d’arte. Così si scopre che il vero pericolo non è il regres- so, il tasso negativo, perché in qualche mo- do un regresso si potrebbe gestire, così co- me si può gestire il progresso. Il pericolo ri- siede in quella stasi. L’occhio profetico del
capitale è accecato. La sua mano invisibile non sa più cosa a erra- re, non c’è più il tasso d’interesse a guidarla. La crisi ha generato una nuova crisi.
I manager del mondo nan- ziario sentono il dovere di mantenere in vita il sistema. In una lettera agli investito- ri pubblicata di recente, il silenzioso sovra- no di Wall street, Laurence Fink, presiden- te del consiglio d’amministrazione della Blackrock, il più grande fondo di gestione patrimoniale del mondo, scrive che oggi il capitale si trova in un ambiente ostile. In un contesto di crollo economico, sovverti- mento tecnologico e instabilità geopoliti- ca, quello che preoccupa di più Fink sono le scelte delle banche centrali sui tassi d’in- teresse. I risparmiatori, cioè coloro che sperano ancora nel domani, scrive, stanno perdendo, mentre gli investitori fanno scelte sempre più rischiose. Le imprese so- no sottoposte in misura crescente alla pressione del breve periodo invece di svi-
luppare progetti a lungo termine.
Il capitale è impazzito. È in fuga e cerca sicurezza in tutto il mondo. Neanche l’oro è più considerato sicuro. Chi ha soldi è pronto a scambiare il suo denaro con i prodotti d’investimento più astrusi. Il mercato dell’arte continua a orire con opere di arti- sti sconosciuti appena comparsi sulla sce- na, anche se nessuno sa quanto valgano davvero le loro creazioni. I metri di valuta- zione hanno perso il loro valore: è la crisi dell’autorità. Ci sono investitori che punta- no i loro soldi su confezioni della Lego o sul whisky giapponese. Per questo gli investi- tori della Silicon valley vanno a caccia di unicorni, startup che valgono miliardi an- che se non hanno ancora prodotti da vende- re. Il fenomeno colpisce per no le banche centrali. Ci sono persone che comprano monete digitali corrispondenti ad appena un paio di righe di codice.

Allo stesso tempo si dissolve la mate- rialità del futuro. Chi sceglieranno di vota- re le persone che sono state private delle loro sicurezze? Le persone per le quali ogni fatica è stata inutile? Non ne usciremo tan- to facilmente, avvertono le banche. Come farebbero tutti i debitori che stanno dilapi- dando il loro futuro o si sono rifugiati negli immobili – in ciò che non si muove – a paga- re le loro rate se tutt’a un tratto riapparisse un tasso d’interesse? Sulle nostre banco- note si vedono campi, macchine e persone. Tutte cose che si ottengono in cambio del denaro. Il denaro simboleggia tutto que- sto. Lavoro, capitale e creatività. Quello che si vede sulle banconote è quello che deve crescere con le banconote. Se quindi il denaro non può più promettere nessun futuro, neanche queste cose possono farlo: è questa la minaccia del tasso zero. Forse è stato l’impeto del capitale impazzito che ha fatto venire in mente allo Stato islamico di far saltare in aria Palmira per poi ven- derne i cocci. Il vecchio mondo è ridotto in frantumi. Forse lo stesso impeto ci porterà presto su Marte, dove il fondatore della SpaceX, Elon Musk, progetta di creare un avamposto dell’umanità.
Nel 1490 una nuova tecnologia, svilup- pata neanche quarant’anni prima, si di use
velocemente ponendo ne a una stasi seco- lare. La stampa a caratteri mobili ridusse enormemente i costi necessari per procu- rarsi informazioni. L’Europa si uni cò e per un breve periodo ebbe anche una coscien- za: Erasmo da Rotterdam. Allo stesso tem- po furono scoperti dovunque nuovi territo- ri, nuovi continenti, nuovi mondi. L’umani- tà riscoprì se stessa. Arrivò il rinascimento. Nacque una nuova immagine dell’essere umano: l’umanesimo. L’umanità cominciò a sognare. Nel 1516 l’inglese Thomas Moo- re scrisse L’utopia. Poco dopo nella cittadi- na tedesca di Wittenberg un teologo furi- bondo cominciò a trascrivere il codice sor- gente della nuova società. Lo scritto che stabiliva cos’era giusto e cos’era sbagliato: la Bibbia. Sarebbe stato il libro più venduto del suo tempo.
Gli esseri umani prendono decisioni sulla base delle informazioni che hanno a disposizione. Se la base delle loro informa- zioni cambia, anche le loro azioni si modi - cano. Grazie alla stampa le nuove idee furo- no a disposizione di tutti, ovunque, e Lutero sovvertì l’ordine del mondo.
Prima di Lutero una sola impresa, la chiesa cattolica, aveva avuto il monopolio sulle regole del comportamento umano. Con Lutero la chiesa cattolica si trovò di
fronte a una concorrenza agguerrita. En- trambe promettevano l’accesso al paradiso. Quello che seguì fu la riorganizzazione del- la società europea. Uno straordinario sov- vertimento travolse il mondo occidentale nei cent’anni successivi no a trasformarsi in guerra, non una guerra totale ma uno sta- to d’emergenza permanente, che scoppiava a ripetizione, a livello locale e globale. Una serie di con itti paralleli che si moltiplica- rono tanto da diventare un tutt’uno. Una guerra di armate composte dalle persone scon tte dal sovvertimento. Persone che non avevano più niente da perdere e si muovevano sul con ne tra due mondi, uno ancora impossibile da comprendere e l’al- tro già impossibile da mantenere.
Se le speranze sono grandi e il presente è incomprensibile, si dimentica spesso che tra l’oggi e il paradiso c’è un cammino da fare. Ma questo cammino è il prossimo fu- turo. Il vero domani.

L’autore

Hannes Grassegger è un giornalista svizzero. Questo articolo, che anticipa il prossimo saggio di Grassegger, 100 Jahre Krieg, è uscito su Onepage, una rivista del Liechtenstein costituita da un foglio in formato A1 e un unico articolo.

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